#riformaterzosettore: gli effetti positivi della proroga degli statuti

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Iniziamo dalle cose certe: 18 + 6 = 24.
Vedete cosa serve passare un’intera estate con una “ottenne” a fare addizioni?
18 + 6 = 24 significa – nel nostro mondo del non profit – che la data del 2 febbraio 2019, termine ultimo per APS, ODV e ONLUS per la modifica degli statuti, è stata spostata al 2 agosto 2019 dal decreto correttivo in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Nella pratica cosa significa?
Quando uscì la riforma nell’agosto del 2017, dissi che il termine del febbraio 2019 era molto vicino e che ogni organizzazione avrebbe dovuto fare due cose, cioé dividere l’analisi sul da farsi in due fasi.
La prima fase in ordine di tempo sarebbe stata quella nella quale ci saremmo “immaginati” l’ente nel 2020 o 2021. La tua associazione ha come finalità la preservazione delle api. Devi porti alcune domande: nel 2020 o 2021 cosa ne sarà delle api? Quali minacce incomberanno sulla loro popolazione? Saranno ancora a rischio o si registrerà un’inversione di tendenza? Poi devi chiederti: la mia associazione ha i numeri giusti e le competenze appropriate per affrontare la situazione del 2021? Se non li ha e ha bisogno di nuove risorse e competenze, dove può andare a reperire i fondi? Qual è il migliore assetto per la mia associazione “pro api”? Come sono (ora) e come saranno collocate (domani) – anche in termini di competizione – le altre organizzazioni ambientaliste?
E poi ancora, conseguentemente: la Riforma può aiutarmi (e come) a reperire le nuove risorse e a colmare il gap rispetto al “domani” e alle organizzazioni concorrenti?
Capite bene che queste domande – qui semplificate al massimo – consentono uno stacco dal’”eterno presente” sul quale siamo costantemente schiacciati. Siamo male abituati a
sperare nella stessa performance del 5 per mille
pregare gli dei che i consiglieri si diano finalmente da fare
augurarci che i soci e i sostenitori non ci abbandonino
Qui il discorso si capovolge. Cerchiamo di “vedere” il futuro per quanto “pre-vedibile” e realizziamo una vera e propria gap-analysis.

La seconda fase, in ordine di tempo, è: assodato quanto sopra, andiamo a metter mano all’assetto istituzionale. Abbiamo capito che dobbiamo rafforzarci sulla ricerca scientifica?  Chiediamoci se possiamo fare una fusione con un ente di quel tipo. Ci conviene trasformarci in fondazione? Facciamolo (non potremo più essere ODV né APS). Ci buttiamo soprattutto sulla parte commerciale? Valutiamo se costituire una impresa sociale o trasformarci in essa.
Solo avendo risposto – con numeri alla mano – a queste domande, potremo capire se e come modificare lo statuto, non prima.

Dato che per le ragioni che vi ho spiegato qui la riforma sta segnando il passo, utilizziamo i prossimi mesi per la prima fase.
A partire da giugno 2019 mettiamo mano allo statuto.
Come dire: non chiedetemi di rifare gli statuti prima di quella data (e comunque ci sono i Centri di Servizio), in quanto nulla ad oggi ci è stato detto da Agenzia delle Entrate e Ministero del lavoro e delle politiche sociali sul tema statuti e sapete quanto valgono i documenti di prassi nel nostro paese. Troppo, è vero. Spesso scavalcano la legge e ciò è scorretto. Ma è la realtà e con quella dobbiamo misurarci. Se non avete altre ragioni, NON modificate ora lo statuto. Convergete sulla prima fase.

In un prossimo post parlerò degli aspetti negativi della proroga.

Carlo Mazzini

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