Schemi di bilancio ETS: la corazzata Potemkin della Riforma

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Con oxfordiana flemma mi sento di condividere questo alto pensiero: gli schemi di bilancio degli ETS appena pubblicati in Gazzetta Ufficiale sono una cagata pazzesca.

Mi scuserete il francesismo, ma ho già speso le belle parole in un articolo sul Sole 24 Ore del 24 febbraio; le ragioni (che mi sembravano) ben spiegate sono state lì esposte.

Molti fundraiser, annusata la questione, mi hanno chiesto delucidazioni e così i direttori amministrativi.

Ma di cosa parliamo? Qual è la principale mancanza di questi schemi?Notoriamente, le entrate possibili di un ETS seguono la tripartizione delle attività (artt 5, 6 e 7, D Lgs 117/17).

Quindi:

  • Attività di interesse generale (art 5)
  • Attività diverse (art 6)
  • Raccolta fondi (art 7)

Ora, procediamo per gradi in modo che anche chi è inutilmente fornito di pollice opponibile possa – forse – comprendere.

Le tre tipologie di attività riassumono tipologie di entrate in qualche modo esclusive, nel senso che un’entrata da Attività di interesse generale non può essere registrata anche come entrata da Attività diverse o da Raccolta fondi e questo per una ragione semplicissima: ogni “categoria” di attività è distinta, separata, differente, diversa rispetto alle altre due.

Facciamo qualche esempio: il mio ente realizza attività socio-assistenziali a favore di persone con disabilità. Come ETS può vendere (quindi chiedere un corrispettivo, non parlo qui di contributo libero) l’attività di assistenza pomeridiana. Qui non ci interessa né la fiscalità che ne deriva né l’opportunità di “vendere”. Ci interessa sapere e ribadire che l’ETS lo può fare.

Il mio ente (sempre lo stesso) ottiene una sponsorizzazione dalla Macelleria Marco del paese; non essendo vegani accettiamo di buon grado quei soldi e mettiamo il marchio della Macelleria Marco in ogni nostra rappresentazione pubblica, sul nostro sito ecc perché il contratto che abbiamo firmato ci pone questa come condizione per ottenere quei soldi (che andranno da noi fatturati con IVA, ma questo è un altro discorso).

Il mio ente (siamo sempre noi) ottiene donazioni dai propri donatori storici, anche non sollecitati con campagne ad hoc; contemporaneamente realizza campagne mailing che durano un bel po’, una campagna di piazza per un fine settimana e pubblicizza il proprio 5 per mille. Dal complesso di queste attività ottiene in questa settimana nell’ordine: dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’importo del 5 per mille di qualche era geologica fa, la solita badilata di donazioni non sollecitate, un’entrata complessiva importante dalla raccolta di piazza.

Quindi riassumiamo: Entrate da corrispettivo per svolgimento di attività di interesse generale, Entrate da sponsorizzazioni, Entrate da raccolta fondi, occasionali, non occasionali; donazioni sollecitate, non sollecitate, entrate da 5 per mille.
Ora, a prova di cretino, non vi è chi non legga nella mia narrazione una enunciazione pedissequa delle entrate rispettivamente da Attività di interesse generale, Attività diverse, Raccolta fondi. Per essere più chiari:

Entrate da Attività di interesse generalecorrispettivo per svolgimento di attività attività socio-assistenziali
Entrate da Attività diversesponsorizzazioni
Entrate da raccolta fondiraccolta fondi, occasionali, non occasionali; donazioni sollecitate, non sollecitate, entrate da 5 per mille

Cosa capite da questo schema? Attenzione, leggete piano che poi vi fa male la testa: capite che le entrate vanno inserite nel comparto seguendo la loro natura e non la loro destinazione. NATURA e NON DESTINAZIONE!

Il fatto che le attività di raccolta fondi e le donazioni che ne scaturiscono finanzino l’attività di interesse generale è un’ovvietà che dice sia la legge che il buon senso che per una volta hanno percorso lo stesso tratto di strada. Idem per le Attività diverse che in parte si ripagano (finanziano loro stesse e il loro proseguimento) ma per la restante parte – al netto delle imposte – finanziano le Attività di interesse generale.

Quindi non ha senso – come è stato invece riportato nello schema di bilancio (e di rendiconto) – inserire le voci “erogazioni liberali”, “entrate del 5 per mille”, “contributi da soggetti privati”, “contributi da enti pubblici” nelle entrate da Attività di interesse generale.

Ancor meno senso ha il fatto che inseriscano “contributi da soggetti privati” e “contributi da enti pubblici” nelle Attività diverse. 

Questo concetto – con ben altri toni – li avevo espressi sul Sole 24 Ore appena due mesi fa, dopo che avevamo ricevuto gli schemi e le considerazioni dal Consiglio nazionale del terzo settore che, con incredibile leggerezza, aveva dato l’ok agli schemi stessi.

Se la questione è così semplice e possiamo dire che la può capire chiunque, la domanda è che cosa ci stanno a fare gli attuali membri del Consiglio nazionale del terzo settore. Segnalo che tra i suoi componenti seggono professionisti di grande esperienza nel non profit. Ora, capisco che la parte politicante del non profit, comodamente assisa su quelle poltrone, tutta tronfia perché ha l’illusione di essere entrata nella stanza dei bottoni, abbia fatto sì con la testa con la stessa consapevolezza dei pupazzi incollati al cruscotto. Ma, professionisti cari, davvero credete che una donazione (vincolata o meno) sia da riportare tra le entrate delle Attività di interesse generale e non nella Raccolta fondi?

Mi permetto di riportare il comma 1 dell’articolo 7 del Codice del terzo settore:”Per raccolta fondi si intende il complesso delle attivita’ ed iniziative poste in essere da un ente del Terzo settore al fine di finanziare le proprie attivita’ di interesse generale, anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva”.

Che la si faccia (la RF) con supporto professionale o con volontari, è evidente che l’attività di RF (ed essa sola) produce “lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva”. Se nella legge c’è scritto questo, non si poteva – così en passant – seguire il dettato della legge? Almeno per una volta, per vedere l’effetto che fa.

Carlo Mazzini

Qui trovate gli schemi

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