Dal 2016 al via l’analisi della Tax expenditure: prossima vittima il non profit?

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Ieri sera è stato pubblicato sulla GU il Decreto Legislativo 160 del 24 settembre 2015 che – come anticipato in questo recente post – introduce un principio sacrosanto: la revisione annuale dei costi (per le casse pubbliche) di agevolazioni fiscali, riduzioni, deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta, regimi vari.

Il principio è sacrosanto perché sono ben consapevole che secondo l’etica della buona amministrazione del soldo pubblico è bene tenere “a conto” tutti i costi, anche quelli concessi attraverso le riduzioni fiscali. E’ sacrosanto chiedersi se certe misure agevolative abbiano fatto il loro tempo o se altre debbano essere prolungate e potenziate (vedi Art Bonus, ad esempio).

La formazione del bilancio dello Stato si compone di diverse tappe, che potete ritrovare in questa interessante pagina del Ministero dell’Economia.

Nella sostanza, senza ripercorrere tutto l’iter, peraltro abbastanza complesso, possiamo dedurre che se le Note di aggiornamento del DEF devono essere presentate entro il 20 settembre alle Camere, la famosa commissione che deve valutare (suggerire) la revisione delle misure fiscali dovrà lavorare a partire – credo – da giugno di ogni anno.

Come già riferito, della commissione fanno parte una serie di rappresentanti di diversi organismi e precisamente (dall’art 1 del decreto legislativo)

due rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, cinque rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, un rappresentante dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, un rappresentante dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), un rappresentante della Conferenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, un rappresentante della Banca d’Italia e tre professori universitari. La Commissione puo’ avvalersi del contributo di esperti delle associazioni di categoria, degli ordini professionali, delle organizzazioni sindacali piu’ rappresentative a livello nazionale e delle associazioni familiari.

Non sarebbe male che i rappresentanti (presunti) del non profit facessero sentire la propria voce, in quanto – lo ricordo – nel decreto si afferma che

resta ferma la priorità della tutela dei redditi di lavoro dipendente e autonomo, dei redditi di imprese minori e dei redditi di pensione, della famiglia, della salute, delle persone economicamente o socialmente svantaggiate, del patrimonio artistico e culturale, della ricerca e dell’istruzione, nonche’ dell’ambiente e dell’innovazione tecnologica.

Un suggerimento non richiesto potrebbe essere quello di far inserire tra le priorità – in una delle prossime leggi “omnibus” – un riferimento ai “soggetti senza scopo di lucro”.

Capisco che sia autunno, stagione letargica per eccellenza, ma svegliarsi un attimo dal torpore che pervade le rappresentanze del non profit potrebbe essere utile.

Giusto per evitare che tutto – taglio delle deduzioni, delle detrazioni e dei regimi di favore di cui gode il non profit (+ dai – versi, detraibilità delle donazioni, regime 398/91 e molto altro ancora) – ci passi come al solito sopra la testa.

Ultima avvertenza. Non fate conto sulla legge di riforma del terzo settore: le velocità dei due provvedimenti sono diverse e, indovinate un po’?, i motori della tax expenditure sono già belli caldi.

Carlo Mazzini

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