Sparata demagogica: gettoni di presenza ridotti anche agli enti privati

Il decreto legge (o disegno di legge? Agg.to: Decreto legge 78/2010) recante MISURE URGENTI IN MATERIA DI STABILIZZAZIONE FINANZIARIA E DI COMPETITIVITA’ ECONOMICA (pubblicato da Vita) licenziato dal Consiglio dei Ministri avrebbe una novità sostanziale sul non profit.

Un piccolo passo indietro. A parte il volontariato, le altre organizzazioni non profit possono erogare gettoni di presenza o riconoscere emolumenti a organismi di amministrazione.

Tutti (anche quelli di volontariato) possono, invece, riconoscere ad altri organi collegiali gettoni o emolumenti; per il volontariato è ovvio che i componenti di detti organi non devono essere aderenti all’ente.

Fin qui nulla di scandaloso, né amorale, detto che nella stragrande maggioranza gli enti richiedono la partecipazione a livello gratuito (e la ottengono).

Per inciso, nulla di amorale per una serie fin troppo ovvia di ragioni: più si va avanti e più l’amministrazione di enti non profit si fa complessa, le masse di informazioni da gestire per amministrare bene un ente aumentano a dismisura. Ribadisco che, comunque, spessissimo i partecipanti agli organi collegiali non richiedono gettoni di presenza né emolumenti.

In un paese normale, si stimerebbe il quantum eventualmente dato e lo si misurerebbe col lavoro e le responsabilità prese. Esiste peraltro una norma che mette un tetto alle onlus e – secondo l’Agenzia delle Entrate – agli enti senza scopo di lucro, ed è l’art 10, c 6, lett c che recita

“Si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione:

c) la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645, e dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e integrazioni, per il presidente del collegio sindacale delle societa’ per azioni;”

Ma adesso arriva il demagogo di turno che afferma all’art 6, c 2 del DL

“2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto la partecipazione agli organi collegiali, anche di amministrazione, degli enti, che comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche, nonché la titolarità di organi dei predetti enti è onorifica; essa può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute ove previsto dalla normativa vigente; qualora siano già previsti i gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta giornaliera. La violazione di quanto previsto dal presente comma determina responsabilità erariale e gli atti adottati dagli organi degli enti e degli organismi pubblici interessati sono nulli.

Gli enti privati che non si adeguano a quanto disposto dal presente comma non possono ricevere, neanche indirettamente, contributi o utilità a carico delle pubbliche finanze, salva l’eventuale devoluzione, in base alla vigente normativa, del 5 per mille del gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. La disposizione del presente comma non si applica agli enti previsti nominativamente dal decreto legislativo n. 300 del 1999 e dal decreto legislativo n. 165 del 2001, e comunque alle università, alle camere di commercio, agli enti del servizio sanitario nazionale, agli enti indicati nella tabella C della legge finanziaria ed agli enti previdenziali ed assistenziali nazionali.”

Quindi, a parte il 5 per mille che verrebbe comunque riconosciuto (bontà loro), un ente privato che riconoscesse un gettone maggiore di 30 euro a seduta perderebbe i benefici anche fiscali.

E’ una sparata demagogica perché se si voleva calmierare si collegava l’eventuale gettone di presenza o emolumento ad un tetto massimo e – cosa ben più importante – si obbligava l’ente a pubblicarlo nel bilancio annuale e nella reportistica, sui siti ecc. E poi si collegava il tutto (superamento, non pubblicazione) alla perdita di qualifica di ente senza scopo di lucro.

Voglio dire – in buona sintesi – che la credibilità di un ente non profit non è data tanto dalla quantità di volontariato praticata dai propri organi direttivi (tranne ovviamente il caso delle organizzazioni di volontariato), ma, su questo tema, dal fatto se dica o meno pubblicamente se gli amministratori sono pagati oppure no.

Ma io darei comunque il mio 5 per 1000 ad un ente che incontra i miei ideali e che mi argomenta la ragione per la quale ritiene corretto riconoscere un emolumento ai suoi amministratori.

Come siamo indietro, ragazzi!

Carlo Mazzini

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