Parola di Bobba: imprese sociali senza vantaggi fiscali

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Nel corso della discussione del disegno di legge delega di riforma del terzo settore, vengono toccati argomenti di grande attualità per il non profit.

Uno di questi è l’impresa sociale, ed in particolare la possibilità di dividere – con limiti – gli utili tra gli azionisti e i benefici fiscali.

In realtà, la discussione è ancorata all’art 2 che riporta i principi generali, mentre dell’impresa sociale se ne parla all’art 4. Ma l’argomento è stato toccato perché all’art 2 si parla che per i soggetti del terzo settore è preclusa la divisione anche indiretta degli utili, ad eccezione di quanto previsto per le imprese sociali.

Alcuni deputati sono contrari ad introdurre questa eccezione; non sono soltanto di SEL o M5S, sono un po’ trasversali. Comunque un deputato del M5S così ha argomentato il 18 febbraio

 Matteo MANTERO (M5S) ribadisce la contrarietà alla distribuzione degli utili da parte delle imprese sociali che altrimenti potrebbero concorrere in maniera sleale rispetto ad altri soggetti, usufruendo di vantaggi fiscali.

Il deputato non ha torto, e in questa direzione andava la richiesta di un mese prima (sempre ad opera di M5S) in altra Commissione (in sede consultiva) di sentire Autorità garante della Concorrenza e del Mercato per capire se l’introduzione nel mercato di un’impresa sociale agevolata potesse essere un elemento di disturbo della concorrenza. Richiesta comprensibile e condivisibile, cui ha risposto – incredibilmente – il presidente della Commissione Attività Produttive Epifani che non era il caso, che erano già stati auditi molti attori sociali e autorità dalla XII Commissione. Per una volta che il M5S ne aveva azzeccata una!

Comunque, alla contrarietà del deputato Mantero riportata poco sopra, così rispondeva nella stessa seduta il sottosegretario Bobba

Il sottosegretario Luigi BOBBA assicura che le imprese sociali che distribuiranno utili dovranno rinunciare ai vantaggi fiscali.

Mi sembra una buona notizia: nel senso che evitiamo di voler avere la moglie ubriaca e la botte piena. Ma come: entri in un mercato e vuoi avere benefici fiscali? Dove lo mettiamo il trattato di Lisbona?

Io spero che questa posizione di Bobba venga mantenuta ferma fino alla fine. Perché una cosa è riconoscere con gli strumenti della semplificazione la costituzione delle imprese sociali, altro è dare loro un vantaggio competitivo che non ha ragione di esistere e che rischia di deprofessionalizzare l’impresa, di attirare i furbetti del socialino, di far scoppiare ricorsi a non finire.

Si riconosca – lo dico da tempo – la divisione degli utili con un limite (avverto che non è banale né definire la misura né su quale base calcolarla), si riconosca la possibilità per le organizzazioni non profit (onlus comprese) di partecipare nelle imprese sociali così riformulate (quelle attuali sono inguardabili), si palesi la soluzione di conflitti d’interesse evitando che le stesse persone che sono “non profit” nell’associazione siano in posti apicali nella “for profit”, si eviti di dire la cretinata abissale che anche le Onlus possono essere impresa sociale!

Una volta definita così l’impresa sociale, vedrete che spinta all’imprenditoria del welfare verrà data anche grazie all’afflusso di nuove risorse, nuovi capitali.

Capisco: parlare di conflitto d’interesse in Italia è come parlare di corda nella casa dell’impiccato, ma tant’è i problemi dobbiamo affrontarli, altrimenti, come le suocere a Natale, ritornano.

Carlo Mazzini

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