Proposta per un 5 per mille stabile: un solo rendiconto

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calLa stabilizzazione del 5 per mille prima di tutto. Secondo un’indagine dell’Istituto Italiano delle Donazioni presentata ieri, gran parte del non profit richiederebbe che la famosa misura del 5 per mille venisse resa permanente nella raccolta delle leggi italiane. Chi può dirsi contrario? Nessuno, ovvio.

Vediamo di fare un ragionamento ulteriore, ovvero chiediamoci se desideriamo un 5 per mille stabile a qualsiasi condizione. Anche qui la risposta – per me – ovvia è NO. Il 5 per mille funziona se si scrivono regole chiare per un funzionamento lineare senza nascondenti, infingimenti, interpretazioni strabiche, ritardi.

Purtroppo le esperienze passate ci dicono che la regolamentazione del 5 per mille è stata tutt’altro che lineare, oppressa dai malfunzionamenti di una burocrazia che litigava con se stessa e che presentava il conto – del malfunzionamento – al non profit.

Oggi vorrei trattare l’aspetto dei rendiconti del 5 per mille.

Rendiconti

Dalla terza edizione (2008) è obbligatorio per chi riceve somme dal 5 per mille redigere – e sopra una certa cifra inviare al ministero competente – un separato rendiconto dettagliato dei costi sostenuti con le cifre così incassate.

Chi è per il SI afferma che è per la trasparenza, così le organizzazioni non rubano, “così vediamo dove vanno veramente a finire i soldi!” Davanti a queste espressioni di volgare populismo, o si risponde per le rime (fammi vedere se la tua dichiarazione dei redditi è congrua con il tuo tenore di vita!) oppure si dice: carissimo, io ogni anno redigo un rendiconto o bilancio. In esso inserisco – se li ho ricevuti – le entrate da 5 per mille. Potrei, nella relazione al bilancio, dire se li ho utilizzati per coprire costi particolari oppure se – essendo il denaro il bene fungibile per eccellenza – non li ho destinati per un progetto particolare e quindi li ho utilizzati come utilizzo le donazioni non vincolate, le quote sociali ecc.

Se mi obblighi a fare un bilancio – come ora – in tempi diversi rispetto all’approvazione del bilancio, sappi che mi fai inutilmente spendere tempo e denaro che evidentemente distolgo dalla mia attività istituzionale.

Quindi ti propongo – come ho detto – che l’ente beneficiario scelga

a. di continuare come adesso, (reidgere un bilancio ad hoc entro un anno dal ricevimento delle somme), ed inviare se obbligato entro il mese successivo il prospetto al Ministero competente

oppure

b. di comunicare al medesimo Ministero che gli verrà inviato il bilancio complessivo di tutta l’attività (una volta approvato), nel quale si palesa l’entrata del 5 per mille, e – se utilizzato ad uno scopo preciso – anche l’uscita. Al Bilancio / rendiconto si deve allegare la relazione di bilancio dove si palesano le scelte, ovvero se si sono utilizzati per un progetto ad hoc quei soldi, oppure no.

Io ritengo che così facendo si semplificherebbero moltissimo gli adempimenti, in quanto tutti gli enti non profit iscrivibili al 5 per mille sono obbligati alla redazione di un rendiconto o di un bilancio.

Facciamoci la domanda contraria. A chi giova il fatto che l’amministrazione pubblica mi chieda di redigere e deliberare un ulteriore rendiconto che va a sommarsi a

a. quello di esercizio

b. quello delle raccolte pubbliche di fondi ex art 20, DPR 600/73

c. quello o quelli relativi a ciascun grant o contributo pubblico o privato datomi appunto da ente locale, ministero, unione europea, fondazione bancaria, fondazione d’impresa ecc

d. quello richiesto dagli enti controllori per il mantenimento delle qualifiche (volontariato / APS)?

Non potremmo iniziare a prendere la virtuosissima china della semplificazione, del rendiconto unico, almeno per il 5 per mille?

Qualcuno potrebbe essere contrario perché così non sarebbero confrontabili tra di loro le spese / gli utilizzi del 5 per mille.

Qui bisogna capirsi. A me interessa in termini di efficienza sapere se un ente utilizza bene i soldi in generale, non solo quei 20 o 30 euro che gli do con il 5 per mille. E poi, cosa vogliamo confrontare? Se è meglio dare i soldi per i bambini in Africa oppure per la ricerca scientifica? Ma questi non sono termini confrontabili, attengono alla coscienza di ognuno di noi, non è certo nè il tema nè il prodotto della rendicontazione.

Qualche anima bella – peraltro di buona memoria – potrebbe ricordarci che già ora è così, in quanto le istruzioni del Ministero del Lavoro / Welfare (ma non gli altri) afferma che in alternativa al rendiconto specializzato può inviarsi a tempo debito il bilancio redatto secondo lo schema della fu Agenzia del III settore. Peccato che nello schema della fu pseudo Authority non si parla da nessuna parte di 5 per mille, e quindi non si capisce perché mai dovrebbe essere adottato quello schema di bilancio / rendiconto. Comunque il senso è quello; e ancor più ci interessa – lo ribadisco – la questione dei tempi.

A mio avviso bisogna sostituire la norma che afferma

I soggetti … ammessi al riparto devono redigere, entro un anno dalla ricezione delle somme ad essi destinate, un apposito e separato rendiconto dal quale risulti, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente la destinazione delle somme ad essi attribuite.

con (oppure in aggiunta al precedente)

I soggetti ammessi al riparto devono (oppure: possono, in alternativa alle disposizioni di cui al precedente comma) inserire nel proprio rendiconto o bilancio annuale le somme incassate dal 5 per mille e, se utilizzate per progetti specifici, devono riportare in un documento allegato al rendiconto o bilancio annuale (identificato nel caso anche nella relazione al bilancio) la destinazione specifica dei fondi. E’ fatto obbligo ai soggetti ammessi al riparto che hanno incassato somme superiori a XXmila euro di inviare al Ministero competente copia del bilancio o rendiconto e gli allegati sopra richiamati entro X mesi dalla sua approvazione.

Semplificare, gente. Semplificare ed abbandonare il populismo.

Carlo Mazzini

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7 commenti

  1. A margine dell’articolo vorrei far notare una cosa: come sappiamo dalla lettera (senza data e numero di protocollo) che il dott.D.G. Festa della Direzione generale per il Terzo Settore invia come risposta ad un quesito del Direttore del forum del terzo settore ogni associazione può rendicontare le spese sostenute con l’entrata del 5 per mille dalla data di pubblicazione dell’elenco che riporta le somme ripartite per ciascun destinatario. Ho notato una cosa che forse sarebbe opportuno far notare all’agenzia delle entrate: mentre per gli anni fino al 2009 è presente e rintracciabile sul sito la data di pubblicazione degli elenchi (sia la prima data che quella successiva con le aggiunte) non esiste la data della pubblicazione della ripartizione delle somme per il 2010. E’ riportata solo la data degli elenchi “corretti”, il 28/12/2012 ma dal sito non è possibile risalire (o perlomeno io non ci sono riuscito) alla data della prima pubblicazione, dalla quale sarebbe possibile iniziare la rendicontazione. Io me la scrissi (prudentemente) quando scaricai il file degli elenchi ed è il 4/5/2012 ma credo che sarebbe utile farlo presente alla Agenzia per correttezza verso tutti….

    • vanni fabbri on

      non capisco per quale motivo dobbiamo rendicontare il cinque per mille allo stato che è solo il tramite della raccolta. Dovremo rendcontare alle persone, al territorio che ha dato fiducia alla associazione. Se questa non funziona, si fa come per i partiti, non si votano.
      perchè si devono ulteriormente appesantire gli impegni burocratici per rendere conto allo stato che non c’entra nulla con il cinque per mille…anzi ruba già una quota mettendo un tetto massimo di raccolta.
      saluti

  2. Eccellente. Ancora meglio, però, obbligare alla pubblicazione in internet del bilancio in questione (eventualmente a carico del ministero per chi non ha un sito?). E non come misura punitiva, sia chiaro; identico obbligo dovrebbe sussistere per ogni ente pubblico.

  3. Io pensavo….errando… di calcolare l’anno dalla data del bonifico. Prima non ho il denaro a disposizione.
    Se il progetto ha un costo superiore al 5 per mille ricevuto devo indicare da dove proviene la differenza?
    Saluti

    • In effetti lei può rendicontare le spese sostenute a partire dalla data di comunicazione delle somme (pubblicazione da parte dell’Ag delle Entrate). Se non ha riserve, rendiconterà quelle sostenute a partire dall’incasso.
      Per progetti di costo superiore alla somma incassata col 5 per mille lei non ha l’obbligo di dire da dove vengono, anche perché si capisce dal rendiconto / bilancio generale.
      Potrebbe sempre dire … son ricco di famiglia! 😀 (scherzo)
      cm

  4. Faccio riferimento alle sue slide pubblicate nel novembre scorso relative alla rendicontazione del 5×1000 e, specificatamente, all'”Alternativa allo schema ministeriale”.
    Quando si dice che “Se l’associazione redige un “bilancio sociale”, in alternativa allo schema ministeriale di rendiconto può riportare nel bilancio sociale un dettaglio delle spese, dei progetti, degli accantonamenti operati con le somme del 5 per mille.”, vorrei capire quali criteri deve rispettare il dettaglio spese/progetti da riportare nel bilancio sociale e se è veramente facoltativo come farebbe intendere quel suo “può”.
    Cari saluti.
    Claudio

    • Recuperi le istruzioni del Ministero. Leggerà proprio quanto ho riportato io. Sembra incredibile, ma mentre se seguiamo lo schema del Ministero diventiamo matti, sull’alternativa non ci dicono nulla, se non che è praticabile. Consiglierei comunque di inserire nel Bilancio Sociale uno specchietto esplicativo della destinazione / utilizzo dei fondi e una breve spiegazione.
      cm

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